PSICOANALISI

La via del pensiero oltre la croce natura/cultura

Sigmund Freud

Pubblicato da Laboratorio Ricerche Evolutive su 23 giugno 2008

Sigmund Schlomo Freud (Příbor6 maggio 1856 – Londra23 settembre 1939) fu un neurologo, psicoanalista e filosofo austriaco, fondatore della psicoanalisi, una delle principali correnti della moderna psicologia, ha elaborato la teoria dell’”Iceberg”, secondo la quale l’inconscio governa il comportamento e il pensiero degli esseri umani e delle interazioni tra individui.

In un primo momento si dedicò allo studio dell’ipnosi e dei suoi effetti nella cura di pazienti psicolabili, influenzato dagli studi di Josef Breuer sull’isteria, in particolare dal caso Anna O. (ossia Bertha Pappenheim, futura fondatrice dei movimenti di assistenza sociale e di emancipazione femminile), al quale si interessò sulla base delle considerazioni di Charcot che individuava nell’isteria un disturbo della psiche e non già una simulazione come ritenuto fino ad allora.

Dalle difficoltà incontrate da Breuer nel caso, Freud costruì progressivamente alcuni principi basilari della psicoanalisi relativi alle relazioni medico-paziente: la resistenza e il transfert. Di questo periodo furono anche le intuizioni che formano il nucleo della psicoanalisi: il metodo di indagine mediante l’analisi di associazioni libere, lapsus (da cui appunto il lapsus freudiano), atti involontari e l’interpretazione dei sogni.

Le idee di Freud e le sue teorie – viste con diffidenza negli ambienti della Vienna del XIX secolo – sono ancora oggi al centro di accesi dibattiti e centro di discussioni non solo in ambito medico-scientifico, ma anche accademico, letterario, filosofico e culturale in genere.

La vita

Sigismund Schlomo Freud nacque a Freiberg in Moravia, allora territorio dell’Impero austriaco ora Příbor nella Repubblica Ceca. Nel 1877 abbreviò il suo nome in Sigmund Freud (Schlomo in ebraico significa “il saggio”).

Sigmund era figlio di Jacob Freud e della sua terza moglie Amalie Nathanson (1835-1930). Jacob, ebreo proveniente dalla Galizia e commerciante di lana, si trasferì a Vienna nel 1860, a causa di sconvolgimenti politico-economici. Dal padre non ricevette una educazione tradizionalista, eppure già in giovanissima età si appassionò alla cultura e alle scritture ebraiche, in particolare allo studio della Bibbia. Questi primi interessi lasciarono evidenti tracce nella sua opera.

Nella Vienna di quel periodo erano presenti forti componenti antisemitiche e ciò costituì per lui un ostacolo, ma non riuscì a limitare la sua libertà di pensiero. Dalla madre e quindi dal padre ricevette i primi rudimenti. Poi fu inscritto in una scuola privata, e dall’età di nove anni frequentò con grande profitto per otto anni l’Istituto Superiore “Sperl Gimnasyum”. Sino alla maturità, conseguita a 17 anni, dimostrò grandi capacità intellettuali tanto da ricevere una menzione d’onore.

Durante il corso di laurea maturò una crescente avversione per gli insegnanti che considerava non all’altezza; l’insoddisfazione lo spinse a sviluppare un senso critico che, di fatto, ritardò l’ottenimento della sua laurea in medicina (marzo 1881).

Dopo la laurea si recò in Inghilterra e, successivamente, lavorò in un laboratorio di zoologia diretto da Carl Claus a Vienna. Fu qui che prese contatto con il darwinismo. Il lavoro di ricerca però, non lo soddisfò e dopo due anni cambiò lavoro e conobbe Ernst Wilhelm von Brücke, nell’Istituto di Fisiologia, dove condusse importanti ricerche nel campo della neuro-istologia. Freud lasciò l’istituto dopo sei anni di permanenza, anche se le ricerche effettuate gli assicuravano una sicura carriera nel settore, perché era animato da grande ambizione e valutò troppo lenti i successi conseguibili in quel campo ristretto. Freud fu enormemente colpito dal Brücke, tanto che nella sua autobiografia viene citato come colui che maggiormente influì sulla sua personalità.

L’aspirazione all’indipendenza economica lo spinse a dedicarsi alla pratica clinica, lavorando per tre anni presso l’Ospedale Generale di Vienna con pazienti affetti da turbe neurologiche. Questa disciplina, essendo molto più remunerativa, gli avrebbe permesso di sposare la sua futura moglie, Martha Bernays.

Fu proprio mentre lavorava in questo ospedale, nel 1884, che Freud cominciò gli studi sulla cocaina, sostanza allora sconosciuta. Scoperto che la cocaina era utilizzata dai nativi americani come analgesico la sperimentò anche su sé stesso osservandone gli effetti stimolanti e privi, a suo dire, di effetti collaterali rilevanti. La utilizzò in alternativa alla morfina per curare un suo amico che soffriva di una infezione, ma la conseguente instaurazione della dipendenza da essa (più pericolosa rispetto a quella da morfina), fece scoppiare un caso che costituì una macchia nella sua carriera, anche in considerazione del fatto che un altro ricercatore, utilizzando i suoi studi, sperimentò la cocaina quale analgesico oftalmico, ricavandone rilevanti riconoscimenti nell’ambito medico internazionale. Rinunciò pertanto alle forti aspettative di ricavare successo da queste ricerche.
L’unico risultato fu che ne divenne, notoriamente, assiduo consumatore e dipendente.

Nel 1885 ottenne la libera docenza e ciò gli assicurò facilitazioni nell’esercizio della professione medica. La notorietà e la stima dei colleghi gli permise una facile carriera accademica, sino ad ottenere la cattedra di professore ordinario. È sempre di quest’anno la notizia della distruzione delle sue carte personali, avvenimento che si ripeté nel 1907. Successivamente, le sue carte furono attentamente custodite negli “Archivi di Sigmund Freud” e gestite da Ernest Jones, suo biografo ufficiale e da alcuni membri del circolo psicoanalitico. Il lavoro di Jeffrey Moussaieff Masson portò alcuni chiarimenti sulla natura del materiale soppresso.

Nel biennio 1885/1886 iniziò anche gli studi sull’isteria e con una borsa di studio si recò a Parigi, dove era attivo Jean-Martin Charcot. Questi suscitò notevole impressione sull’ancora giovane Freud, sia per i suoi metodi sia per la sua forte personalità. Le modalità di cura dell’isteria attraverso l’ipnosi, insegnatagli da Charcot, furono applicate da Freud dopo il suo rientro a Vienna, ma i risultati furono deludenti, tanto da attirarsi addosso le critiche di numerosi colleghi.

Il matrimonio con Martha Bernays era stato più volte rimandato a causa di difficoltà che apparivano a Freud insuperabili e quando, il 13 maggio 1886, riuscì finalmente a sposarsi, visse l’avvenimento come una grossa conquista. Appena un anno dopo (1887) nacque la prima figlia, Mathilde seguita da altri cinque figli di cui l’ultima, Anna, diventò un’importante psicoanalista.

Nel 1886 iniziò l’attività privata aprendo uno studio a Vienna; utilizzò le tecniche allora in uso, quali le cure termali, l’elettroterapia e l’idroterapia, ricorreva anche all’applicazione dei magneti, una tecnica in uso fin dal 1700 che si credeva fosse in grado di agire sul sistema nervoso dei pazienti, ma non rilevò risultati apprezzabili. Utilizzò allora la tecnica dell’ipnosi e, per migliorare la stessa, compì un altro viaggio in Francia, a Nancy, ma non ottenne i risultati che si aspettava.

Il 23 settembre 1897 venne iniziato “nella comunità fraterna” della Loggia Vienna del B’nai B’rith di Vienna, un anno dopo la sua fondazione. Freud era professore di neuropatologia e le teorie sulla psicoanalisi avevano ancora poca eco e considerazione nella scuola di medicina dell’epoca.

Una chiave di volta nel processo evolutivo delle teorie di Freud fu l’incontro con Josef Breuer – importante fisiologo che poi, in diverse circostanze, sostenne Freud anche finanziariamente – intorno al caso di Anna O. Breuer curava l’isteria della paziente attraverso l’ipnosi nel tentativo di guarirla da sintomi invalidanti tra i quali un’idrofobia psicogena. Sono di questo periodo le prime intuizioni sui ricordi traumatici. Il metodo, definito catartico – che fu pubblicato nel 1895 in Studi sull’isteria di Breuer ed Altri – venne successivamente utilizzato in modo sistematico da Freud.

La nascita della psicoanalisi

Per convenzione si usa datare la nascita della psicoanalisi con la prima interpretazione esaustiva di un sogno scritta da Freud: si trattò di un suo sogno personale della notte tra il 23 e il 24 luglio 1895, e riportato anche ne L’interpretazione dei sogni come “il sogno dell’iniezione di Irma”. La sua interpretazione rappresentò l’inizio dello sviluppo della teoria freudiana sul sogno. L’analisi dei sogni, infatti, segna l’abbandono del metodo ipnotico utilizzato in quella fase del suo sviluppo, che a ragione si può definire la preistoria della psicoanalisi. Altri legano la nascita della psicoanalisi alla prima volta in cui Freud usò il termine “psicoanalitico”, e cioè nel 1896 dopo aver già svolto un’esperienza di 10 anni nel settore della psicopatologia, quando scrisse due articoli nei quali, per la prima volta, parla esplicitamente di “psicoanalisi” per descrivere il suo metodo di ricerca e trattamento terapeutico. La psicoanalisi è la traduzione del neologismo impiegato da Freud a partire dal 1896 per indicare:

- un procedimento per l’indagine di processi mentali che sono altrimenti inaccessibili per altra via;

- un metodo terapeutico che trae le sue origini dall’indagine psicoanalitica ha per fine la cura delle nevrosi;

- un insieme di concezioni psicologiche (teoria della psiche)

L’internazionale della psicoanalisi

Dopo aver pubblicato un articolo sulla “Morale sessuale e le malattie nervose moderne” nel quale espresse le sue prime riflessioni sulla natura della civiltà, Freud nel 1909 venne invitato negli Stati Uniti insieme allo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung e all’ungherese Sándor Ferenczi. Poco dopo, a New York, si aggiunse ad essi un quarto studioso, Ernest Jones giunto dall’Inghilterra.

È in questa situazione che presero luce le “Cinque conferenze sulla psicoanalisi”. Freud aveva cinquantatré anni e alla Clark University fu insignito del titolo di Dottore. Oltre a questa onorificenza Freud ebbe modo di incontrare personalmente il famoso filosofo americano: William James. Secondo una versione diffusa della storia della psicoanalisi, in Europa il discorso freudiano era allora tacciato di “delirio”, di essere ossessionato dal sesso e di rovinare la società mettendo in pubblica piazza ogni indecenza e perversione. Secondo alcune testimonianze, l’impressione era che fosse la stessa comunità umana che si ergesse contro il discorso freudiano chiedendo di ridurre al silenzio lui e i suoi seguaci per metterli nell’impossibilità di nuocere. Questa “folla inferocita” non avrebbe spaventato il medico viennese; anni dopo egli accusò lo stesso Jung di codardia, chiedendogli di non utilizzare più il termine di psicoanalisi per le sue teorie basate su una teoria della libido desessualizzata.
Tuttavia, lo storico della psicologia Allen Esterson, criticando il resoconto del neuroscienziato Mark Solms secondo cui le idee di Freud sull’esistenza di pulsioni animali primitive negli umani avevano scandalizzato i suoi contemporanei vittoriani, ha scritto:

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